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“Collective Delusion” l’album rivelazione di Lucas Tadini [RECENSIONE]

Pubblicato il 25 settembre scorso è arrivato sulle scene musicali italiane “Collective Delusion”, il nuovo album del giovane talento italo-brasiliano Lucas Tadini.

Realizzato negli Stati Uniti e registrato nei prestigiosi studi di Abbey Road, l’album contiene 9 tracce tutte di grande impatto e spessore musicale, che Tadini racconta di aver realizzato in “istanti di delirio”, durante un viaggio introspettivo alla ricerca di se stesso, e del filo conduttore della propria musica. Il risultato è un’opera di ampio respiro, che riesce a condensare vari generi musicali – dall’alternative rock al jazz, dal prog al blues, fino al grunge ed alla psichedelia con in più sonorità tribali dal sapore multi-etnico – in grado di sviluppare un tema musicale unico ed originale, che ben contraddistingue l’artista.

Un album musicalmente ricco ed originale, che si fa apprezzare per ricerca stilistica ed interpretazione e che parte subito alla grande con The Arsonist, la prima potente traccia dell’album che già da giugno circolava in Italia, suscitando i primi interessanti commenti.

Un brano davvero intenso, e dal sound rock-tribale che ci fa subito intuire tante cose e comprendiamo, allora, di trovarci di fronte a qualcosa di speciale, un artista di grandi qualità, già pienamente maturo al suo esordio.

Si prosegue, quindi, con Welcome Back To Freedom un manifesto dannatamente rock che sciolina in assoli e ripartenze che esplodono poi in El Capitan. Un pezzo dove Tadini martella duro, unendo rock a tratti di prog e psichedelia tipica degli anni ’60-’70.

In Cain arrivano, invece, gli elementi jazz sempre perfettamente calibrati, che vanno ad unirsi al sound più tipicamente rock dell’artista. Un mix che unisce il basso, al piano con ritocchi di batteria che poi nuovamente esplodono in riff di chitarra. Tanta roba, insomma!

Con Over The Rhone si cambia ancora ricetta, perché Lucas si affida a suoni elettronici e ad un lieve coro, che fanno da apripista per The Love That Dares Not Speak It’s Name, un vero e proprio capolavoro, una canzone morbida e sensuale che ci trascina nel vortice musicale di Tadini, che si fa più drammatico in Bastet dove il rock e la voce ruvida dell’artista si uniscono ad armonie arabeggianti e nuovamente psichedeliche.

E’ poi il momento di 23, che cresce pian piano con riff di chitarra e coro, per addentrarsi in sonorità più prettamente melodiche rock e blues.

Si conclude con l’armonica a bocca è il ritmo country-rock di Backlands che svirgola anch’essa nel talento ruvido e trasognante di Tadini. Un the end che prelude ad un inizio di carriera fulgido per questo giovane artista, che è indubbiamente un talento dalle grandi prospettive.

Se in Italia il panorama musicale è, oramai, assopito e spopola in canzonette, lasciando poco spazio a talenti come Tadini… a livello internazionale c’è tanto spazio e ci sono tante possibilità per un’artista di questo calibro che può rappresentare un faro in grado di sprigionare tanta luce e apportare nuova linfa vitale al genere rock. Perché “Collective Delusion” è un esordio capolavoro!

JRoy