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Le Good Vibes di Mahmood inondano Catania: report e scaletta del concerto

Un caldissimo capoluogo etneo ha accolto il vincitore di Sanremo che ha presentato dal vivo l’album “Gioventù Bruciata”. Il racconto del live andato in scena a Catania sabato 8 giugno…

Dopo il trionfo al Festival di Sanremo 2019, lo strepitoso successo dell’album “Gioventù Bruciata” e la vittoria sfumata per una manciata di punti all’Eurovision Song Contest, Mahmood sta portando in giro per l’Italia la sua musica con il tour “Good Vibes”, facendo tappa nei più importanti club del Paese.

Tra le date non poteva certo mancare quella di Catania. Ad accogliere l’artista ventiseienne, nella bucolica cornice dei Mercati Generali, è un pubblico variegato e calorosissimo, in linea con il clima tropicale che ha investito la Sicilia per l’unica tappa isolana della prima parte del tour.

Il live comincia quando sono da poco scoccate le 19:00 e il primo pezzo in scaletta è Africa. Ad accompagnare Alessandro Mahmoud sul palco sono Marcello Grilli, Francesco Fugazza ed Elia Pastori.

Il concerto risulta da subito molto interattivo, una specie di grande festa: a Mahmood piace il contatto con i propri fan e lo si nota già al termine del primo brano quando chiede ai presenti “Siete felici?” e loro rispondono con una pioggia di regali lanciati sul palco (tra cui un ritratto e un Bulbasaur peluche).

L’esibizione prosegue con la più conosciuta Mai figlio unico – vedi il numero di smartphone che si alzano in cielo – e Il Nilo nel Naviglio, spoilerata subito da un fan alla domanda di Mahmood “Siete mai stati a Milano?”.

La temperatura è ormai alle stelle, sia per i 36° che segna la colonnina di mercurio (rendendo legittimo il dubbio di Alessandro “Quando alzate le mani, non capisco se state crepando o salutando”) sia per l’esplosività sopra e sotto il palco: a dar manforte alla baraonda è il brano Remo.

La ventata di originalità portata dalla musica di Mahmood ha saputo conquistare un pubblico trasversale, e spopolare al di fuori dei confini nazionali. A contribuire al suo sound è anche la cultura araba di cui ci dà un assaggio  presentando “una canzone che mi piaceva da piccolo e che è in un’altra lingua”.

La tripletta Gioventù bruciata (brano che dà il titolo all’album), Anni 90 e Soldi (il cui video, oggi, conta quasi 100 milioni di visualizzazioni su YouTube) è decisamente il clou del concerto, manifesto di quello che lo stesso Mahmood ha definito “Morocco-pop” con la sua essenza urban, pop, dance hall e hip hop: energia e decibel sono ormai non quantificabili.

Molti conoscono Alessandro grazie al successo sanremese. Ma sono ancora di più quelli che non sanno come quella del 2019 non fosse la prima all’Ariston per il cantautore di Milano sud.  Mahmood gareggiò infatti a Sanremo Giovani già nel 2016 con Dimentica, un brano al quale è particolarmente legato e che ci regala “in solo” sullo stage.

Nella parte finale dello spettacolo troviamo Asia occidente (ossimoro geografico, che narra la toccante storia di due amanti), Catania Good Vibes (canzone “originale”, in quanto la prima parte del titolo cambia di città in città) e Uramaki (assoluto capolavoro, bello quanto triste a causa del rapporto sentimentale trattato e finito male).

Il live sembrerebbe giungere alla conclusione, i protagonisti abbandonano la scena, ma l’impressione è che manchi ancora qualcosa. E infatti al grido “Fuori, fuori!” della folla, Mahmood risale sullo stage e fa qualcosa di nuovo rispetto alle altre date:  intona a cappella Calipso (ultimo fortunatissimo singolo) prima e canta Pesos richiesta a gran voce dal pubblico catanese, dopo. Il punto esclamativo è infine il bis di Soldi che rispetto alla versione precedente, ora, è una comune con i presenti del tutto impazziti di gioia e ai quali Alessandro porge il microfono facendo cantare un verso ciascuno.

Uno spettacolo unico, insomma, quello andato in scena ieri pomeriggio ai Mercati Generali di Catania. La “musica moderna” di Mahmood,  figlia di ascolti misti – dal cantautorato all’indie, dal pop all’urban – unita al carisma, alla simpatia e alla versatilità dell’artista, non può che sfociare in quelle che sono state delle autentiche “Good Vibes”.

Report a cura di Edward Margarone