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Le note di Garrone: Intervista a Jonathan Bidzogo, alla riscoperta del nostro mondo interiore

In una società labile e vacua di valori, un disco che fissa dei punti importanti e che ci fa riscoprire musicalità profonde

Abbiamo incontrato per i nostri lettori Jonathan Bidzogo nuovo talento emergente della scena musicale italiana e del nuovo cantautorato di qualità, in uscita con il suo album “Il mio mondo è tutto”, anticipato dal singolo “Felicità è guardarsi dentro”.

Un lavoro introspettivo, che fa riflettere e che scava nelle coscienze di ognuno di noi. In una società labile e vacua di valori, un disco che fissa dei punti importanti e che ci fa riscoprire musicalità profonde. Ecco, cosa ci ha raccontato Jonathan al riguardo:

– Ciao, puoi dirci come nasce Jonathan Bidzogo?

Jonathan Bidzogo sono io, come artista solista nasco nel 2017 quando lascio il gruppo con cui suonavo precedentemente e inizio a scrivere pezzi da solo. Questo mi ha costretto a ricalibrare alcuni parametri per la scrittura della mia musica.

Siccome sono sempre stato un musicista, prima che un cantautore, ho dovuto scendere a compromessi con il fatto che non avrei potuto più fare quello che facevo prima (spingendo le mie parti di chitarra verso la sperimentazione), ma avrei dovuto semplificare gli arrangiamenti e concentrarmi molto di più sulle parole, dimensione che comunque non mi era nuova in quanto ho iniziato a scrivere testi (musicali, poesie e di altro tipo) fin dai 18 anni circa.

– Il tuo è un cantautorato genuino, che tre origine da vicissitudini quotidiane per analizzarle e farle proprie. Quanto è importante per te questa introspezione ? Quanto c’è del “mondo fuori” e quando del “tuo mondo interiore” nelle tue canzoni?

Sì, ogni mia canzone nasce da un’elaborazione di qualcosa, di un evento o di una percezione. Credo che sia molto importante avere la possibilità di riflettere su se stessi e sulle cose che ci circondando. Io lo faccio, forse troppo, fin da quando sono molto piccolo, quindi direi che l’introspezione è un tratto che non devo nemmeno ricercare, semplicemente ce l’ho. “Il mio mondo è tutto” è un tentativo di unire la mia vita con quelle degli altri. Sono partito dal presupposto che è impossibile parlare di sé se non si tengono in considerazione le altre persone, quindi nel disco si intervallano racconti sulla mia vita e racconti di vite di altri, in generale persone che vivono delle condizioni liminari, in cui l’equilibrio può essere più pericoloso che l’instabilità e il caos.

– Raccontaci il tuo MONDO, il tuo mondo è tutto? O c’è altro da scoprire?

Il mio mondo è tutto è una frase quasi provocatoria. La nostra dimensione individuale è ciò che ci rende unici, ma con questa frase intendo dire anche che oltre a questo c’è tutto il resto: il mio mondo è tutto (tutto il mondo, tutto il resto). Abbracciando entrambe le interpretazioni ci si rende conto di come ognuno di noi trova se stesso SOLAMENTE cercandosi al di fuori di sé, quindi andando a scoprire ciò che nemmeno si immagina.

– Nella tua musica ci sono sonorità del nuovo cantautorato, ma abbiamo anche notato richiami al cantautorato storico. De Gregori ad esempio… Quanto influiscono i grandi autori del passato nella tua musica?

Autori come De Gregori, Dalla, De Andrè e Gaber (solo per citare i più importanti) hanno e hanno avuto un impatto dirompente sulla mia percezione delle cose e sul mio modo di scrivere i testi. Questo perché, non appena ho iniziato a scrivere testi per le mie canzoni, ho sentito la necessità di ascoltare gli artisti che hanno influenzato generazioni di uomini e donne, essendo così in grado di iniziare dalle “basi”. Contemporaneamente affrontavo ascolti di cantautori contemporanei che hanno quasi ugualmente influenzato la scrittura del disco (Truppi, iosonouncane, Maria Antonietta).

– Jonathan, ci richiama al Gabbiano Jonathan Livingston… la fiaba dove si impara a volare/vivere attraverso l’abnegazione, il sacrificio e la gioia di farlo… Quanti sacrifici occorrono per spiccare il volo? E tu quanta forza di volontà hai per librare le ali?

Questa è una domanda che mi tocca particolarmente perché proprio in questi giorni pensavo alla stessa cosa: ma cosa devo fare per fare un salto? Sicuramente la costanza e l’abnegazione, la voglia di non pensare di aver ottenuto qualcosa. Ci vuole pazienza e qualcuno vicino che sappia consigliare, rassicurare e spronare. Io ho tutta l’intenzione di fare tutto il possibile affinché la mia musica arrivi ad un pubblico sempre più ampio e che il livello della mia musica rimanga sempre più alto possibile.
Come il gabbiano mi chiamo Jonathan, spero di essere forte quanto lui per riuscire a trovare la mia strada nonostante tutte le difficoltà che la vita mi porrà davanti…

Rubrica: Le Note di  Garrone
Jonathan Bidzogo è curato mediaticamente dalla press agency Sonyca