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The Killers, carica e adrenalina per la decima edizione del Rock in Roma

Carica per l’inizio ufficiale della stagione concertistica estiva, mi dirigo all’Ippodromo delle Capannelle per andare ad ascoltare una band che, sono sicura, mi porterà a fare un viaggio nel tempo.

Complice il traffico e i minacciosi nuvoloni neri, raggiungo il parterre del Rock In Roma, attraversando la food court e percorrendo l’ormai familiare stradina in terra, giusto in tempo per ascoltare l’ultimo brano del duo electro-punk I’m Not a Blonde, chiamato quest’oggi ad intrattenere il pubblico che attende i Killers. Finito l’ultimo pezzo, l’arena già gremita, regala alle due ragazze milanesi un lungo applauso, segno che siano piaciute parecchio ai presenti.

Mentre pian piano il sole scompare, il pubblico continua ad arrivare nell’area concerti, e insieme a lui i neri nuvoloni provenienti dai castelli si fissano sopra le nostre teste, mentre ci intrattiene una piacevole musica blues.

Con una manciata di minuti di ritardo, alle 21.47 gli americani, che ieri si sono esibiti in Francia a Cannes, salgono sullo stage del Rock In Roma per alzare ufficialmente il sipario della decima edizione del festival.

Apre il set The Man, accompagnata da una scenografia proiettata sul ledwall, che in pochissimi secondi catapulta i presenti sulla Las Vegas Strip: infatti la fa da padrone il classico Cow Boy col pollice all’insù, contornato da stelline varie, che fiancheggia idealmente Brandon Flowers affiancato nel canto da tre coriste afro di paillettes vestite: tutto ciò fa presagire che non sarà un semplice concerto, ma un vero e proprio show degno del Caesar Palace!

A Fine brano il frontman saluta ringrazia per essere di nuovo li dopo cinque anni (il loro ultimo concerto a Roma risalte infatti al 2013) chiedendo anche al pubblico “Come va?”.

Segue Somebody Told Me infiocchettata da una scarica di coriandoli colorati che, insieme al sobrio vestito nero anni ’70, con pantalone a zampa di elefante stile Elvis e rever della giacca ricamato con lustrini, regala la giusta dose di kitsch che ti aspetti dai Killers.

 Mentre il cielo ci regala una molesta fitta pioggia (che finirà nel giro di 10 minuti), Spaceman, The Way It Was e Shot The Night conducono al pezzo di punta del nuovo disco (Wonderful Wonderful, 2017) Run For Cover, apprezzato dal pubblico che canta e si sbraccica divertito. Lo spazio per i nuovi pezzi è poco, infatti ripartono in ordine Smile Like You Mean It, For Reasons Unknown e il viaggio nel tempo è completato: attorno a me tanti trentenni che sanno a memoria ogni singola parola di questi brani che riportano tutti noi indietro di 14 anni. Alla partecipazione del pubblico, Flowers risponde con grandi sorrisi e si dona al pubblico passando da una parte all’altra del lungo palcoscenico, nonostante ciò il suo ciuffo rimane immobile senza accusare alcun colpo: i miracoli della scienza…

Il momento più emozionante viene annunciato da una voce robotica che si domanda “Are  We Human?”, all’attacco del brano anche le pietre cantano e tutto si trasforma in un momento corale che difficilmente sarà dimenticato dai presenti.

Alla più recente Tyson vs. Douglas, vengono affiancate A Dustland Fairytale, Runaways, Read My Mind (molto apprezzata) e, accompagnata da una montagna di discretissimi coriandoli tricolore, All These Things That I’ve Done con Brandon che, al grido di “I got soul, but I’m not a soldier”, mantenendo un buon livello vocale, segna la fine della prima parte dello show.

I ragazzi del Nevada tornano sul palco capitanati dal loro leader che, dopo un rapido cambio look e finalmente il capello spettinato, lascia letteralmente tutti a bocca aperta: abbandonato il compleato nero, troppo sobrio evidentemente, Flowers decide di finire la serata con un abito dorato pieno di lustrini e paillettes e uno stivale “alla bolero” glitterato in tinta che non ha niente da invidiare a quelli indossati negli ultimi tempi da Cristiano Malgioglio!

The Calling, pezzo che sul finire strizza l’occhio ai Depeche Mode, fa scatenare il leader che, lasciandosi alle spalle un brutto periodo personale e lavorativo, balla a ritmo sbattendo i suoi scintillanti stivaletti a tempo e il pubblico, ancora incredulo, lo segue all’unisono.

A completare la setlist della serata sono Believe Me Natalie, When You Were Young (che mi ha fatto proprio pensare a quando ero una giovincella che frequentava ancora il liceo classico che ascoltava il loro disco d’esordio) e Mr. Brightside con la quale si conclude degnamente una performance musicalmente impeccabile che dimostra e conferma la professionalità e l’esperinza di questa band: a quattordici anni dal loro primo lavoro in studio, i Las Vegas boys portano sul palco brani tutt’altro che datati, a riprova del fatto che quando un pezzo viene scritto col cuore resta nel tempo e diventa imperituro.

Alla fine del concerto sul ledwall una bandiera tricolore sullo sfondo ci congeda con la scritta “Drive carefully tell all your friends”. Con questo avviso ci avviamo tutti verso casa con un filo di nostalgia che ci scorta fino alla macchina.

 Arianna Cacciotti