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Un tripudio di emozioni con i Fast Animals and Slow Kids in concerto al Monk

Io al concerto dei Fast Animals and Slow Kids al Monk nemmeno dovevo andarci.

Poi, per una fortunata serie di eventi, i miei programmi sono cambiati e ho saputo di dover andare a fare le foto: tre pezzi sotto palco poi via.















E invece di no, sono rimasta per tutto il concerto, lasciando la voce da qualche parte fra via di Portonaccio e Casal Bertone.
Ma non basta, siccome questa serata ha continuato a darmi di più di quanto aspettassi, ho pensato che le foto fossero troppo poco per descrivere quello che è successo ieri, così ho pensato che fosse necessario anche scrivere queste due righe.

Perché?

Perché dovete saperlo. Dovete capire cosa vi siete persi il 3 marzo al Monk.
Vi siete persi la felicità e, come il nome dato a questa ultimo pezzetto di tour del gruppo di Perugia, “forse lo è davvero”.

Anzi, levate il forse.

Pensavo che dopo il concerto di questa estate durante il quale abbiamo sfondato le transenne a forza di saltarci sopra nulla avrebbe potuto superare quella serata.

Grave errore.

Ieri c’era qualcosa di più, c’era una marea di gente unita per dire in una sola sera “bentornati” e “arrivederci, ma non metteteci troppo” ai ragazzi di Perugia, e lo ha fatto in grande stile.

L’inizio del concerto è affidato ad “Annabelle” e già da subito si capisce che questa sarà una serata di puro amore. I ragazzi sul palco danno veramente tutto, quelli sotto al palco non sono da meno.

Fra i fari, la folla, i salti e l’entusiasmo il caldo è folle ma non abbastanza da fermare il pubblico che non si limita a guardare il concerto ma vuole esserne parte, e questo è testimoniato dal un continuo via vai di gente che plana sulle casse facendo crowd surfing per poi tornare indietro come se nulla fosse.

Le voci, anzi, le urla del pubblico sono perfette e ci vogliamo tutti bene, mentre cantiamo parole di disagio condiviso.
Lo so che suona male ma vi giuro che è catartico.

Io, per esempio, credo di aver fatto rotolare una tonsilla sotto ad un amplificatore su Calci in faccia (ma questo vi interesserà il giusto).

Lo spettacolo prosegue perfetto, energetico e rumoroso, fino ad Asteroide, pezzo con cui si concludono quasi due ore di amore puro.

Il concerto finisce e si torna a casa, facendo attenzione a non scivolare sul pavimento umidiccio del Monk, dove abbiamo evidente lasciato tutti sudore e felicità.

A presto, regà, noi vi aspettiamo ma cercate de davve na mossa.

Federica Dell’Isola